Legge di Bilancio 2026: le misure principali in materia di lavoro 

Legge di Bilancio 2026

In un contesto economico in continua evoluzione e con un mercato del lavoro sempre più complesso, comprendere le misure della Legge di Bilancio 2026 diventa essenziale. Cosa cambia davvero per lavoratori e aziende? 

Il 30 Dicembre 2025 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge di Bilancio 2026la nuova manovra per le politiche economiche del triennio 2026-2028 che mette in campo un intervento complessivo di circa 22 miliardi di euro, con un’attenzione particolare alle dinamiche del lavoro, al sostegno dei redditi e alle esigenze delle famiglie. 

Dalle politiche occupazionali agli incentivi per le assunzioni, dalle misure di flessibilità in uscita dal lavoro agli interventi a favore della genitorialità, la nuova Legge di Bilancio interviene su più livelli con l’obiettivo di rafforzare la coesione sociale e sostenere la crescita.  

Vediamo quindi nello specifico alcune delle principali misure in materia di lavoro, con un focus sugli aspetti di maggiore interesse per lavoratori e aziende. 

Politiche occupazionali e di inclusione sociale 

Per prima cosa, la Legge di Bilancio 2026 rafforza le misure che puntano a occupazione stabile e riduzione dei divari, con un focus su giovanilavoratrici svantaggiate e Mezzogiorno. 

Incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato (giovani, donne e ZES unica)* 

Per sostenere l’occupazione a tempo indeterminato, vengono stanziate risorse dedicate (154 milioni per il 2026, 400 milioni per il 2027 e 271 milioni per il 2028) che finanziano un esonero parziale dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati (restano esclusi i premi e contributi INAIL). 

La misura riguarda: 

  • nuove assunzioni di personale non dirigenziale con contratto a tempo indeterminato effettuate tra 1° gennaio e 31 dicembre 2026
  • trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato nello stesso periodo, dove previste. 

L’esonero può essere riconosciuto per un periodo massimo di 24 mesi e si inserisce in una strategia che punta a rafforzare l’occupazione giovanile stabile, la partecipazione delle lavoratrici svantaggiate e lo sviluppo occupazionale della ZES Unica per il Mezzogiorno. 

*L’operatività della misura è subordinata all’emanazione di decreti attuativi del Ministero del Lavoro e al rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato; percentuali e massimali dell’esonero saranno definiti successivamente. 

Assegno di Inclusione: rinnovi senza “mese di stop” 

Sul fronte dell’inclusione sociale, invece, una modifica rilevante riguarda l’Assegno di Inclusione (ADI): viene eliminato il mese di sospensione previsto dopo le prime 18 mensilità. In pratica, chi ha diritto al rinnovo potrà continuare a percepire il beneficio senza interruzioni per ulteriori 12 mesi, con possibilità di rinnovi successivi (sempre previa presentazione della domanda e permanenza dei requisiti). 

A fronte dell’eliminazione del mese di stop, la normativa introduce però un correttivo: la prima mensilità di ciascun rinnovo è erogata al 50% dell’importo spettante. La riduzione si applica sia al primo rinnovo dopo i 18 mesi, sia ai successivi cicli di 12 mesi. Le restanti 11 mensilità del periodo di rinnovo, invece, vengono riconosciute per intero. 

Misure di flessibilità in uscita dal rapporto di lavoro

Sul tema pensioni e uscita dal lavoro, la Legge di Bilancio 2026 si muove nel segno della continuità, prorogando strumenti già esistenti e confermandone l’impianto. 

Viene, infatti, confermata per tutto il 2026, l’APE Sociale nella versione già definita dalla Legge di Bilancio 2025, mantenendo: 

  • requisito anagrafico: 63 anni e 5 mesi; 
  • accesso riservato a chi si trova in specifiche condizioni (ad esempio: disoccupazione, assistenza a familiare con disabilità grave, invalidità grave, svolgimento di lavori usuranti individuati dalla normativa). 

Un punto operativo importante riguarda la cumulabilità: l’APE Sociale non è cumulabile con redditi da lavoro dipendente o autonomo, salvo i redditi da lavoro autonomo occasionale entro il limite di 5.000 euro lordi annui. 

Misure a favore dei lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi

Per sostenere il potere d’acquisto e favorire una redistribuzione più mirata, la manovra 2026 introduce una serie di agevolazioni fiscali che agisce su aumenti contrattuali, premi e specifiche indennità. 

Aumenti contrattuali: imposta sostitutiva al 5% per redditi fino a 33.000 euro 

Gli incrementi retributivi riconosciuti nel 2026 in attuazione di rinnovi contrattuali sottoscritti tra 1° gennaio 2024 e 31 dicembre 2026 vengono assoggettati a un’imposta sostitutiva di IRPEF e addizionali pari al 5%

La misura si applica ai lavoratori dipendenti del settore privato che nel 2025 hanno avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33.000 euro (resta comunque la possibilità di rinunciare per iscritto al regime sostitutivo). 

Premi di produttività e utili: aliquota ridotta all’1% e tetto più alto 

Per i premi di risultato e le somme riconosciute a titolo di partecipazione agli utili, l’imposta sostitutiva viene ridotta all’1% per gli importi erogati nel 2026 e 2027. Inoltre, cresce anche il limite massimo agevolabile: il tetto sale a 5.000 euro (prima era 3.000 euro). Resta invariato il requisito di accesso, ovvero il conseguimento di reddito da lavoro dipendente non superiore a 80.000 euro nell’anno precedente a quello di percezione, come previsto dal quadro normativo generale applicato ai premi di risultato. 

Indennità e maggiorazioni: imposta sostitutiva al 15% fino a 1.500 euro

Per il periodo d’imposta 2026 viene prevista un’imposta sostitutiva del 15% (entro un limite annuo di 1.500 euro) per alcune somme collegate a condizioni di lavoro particolari, come: 

  • maggiorazioni e indennità per lavoro notturno
  • lavoro svolto in giorni festivi o di riposo settimanale
  • indennità di turno e altri emolumenti legati al lavoro a turni. 

L’accesso al regime è subordinato a un reddito da lavoro dipendente nel 2025 non superiore a 40.000 euro

Misure a sostegno delle famiglie 

Infine, la Legge di Bilancio 2026 mira anche a rafforzare alcune misure a supporto della genitorialità e della conciliazione, intervenendo sia sul lato sostegno economico sia sul lato organizzazione del lavoro.

Bonus mamme: incremento a 60 euro mensili 

Il bonus mamme cresce da 40 a 60 euro al mese e si rivolge: 

  • alle lavoratrici madri dipendenti (escluso lavoro domestico); 
  • alle lavoratrici madri autonome iscritte a gestioni obbligatorie (incluse casse professionali e gestione separata). 

I principali casi: 

  • 2 figli: fino al mese del compimento del 10° anno del secondo figlio, con reddito da lavoro inferiore a 40.000 euro annui; 
  • almeno 3 figli: fino al mese del compimento del 18° anno del figlio più piccolo, con specifiche condizioni sul reddito e sul lavoro a tempo indeterminato. 

Incentivo per l’assunzione di madri con almeno 3 figli 

Dal 1° gennaio 2026, per i datori di lavoro privati che assumono donne, madri di almeno 3 figli (minori di 18 anni) e senza impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi, è previsto un esonero totale dei contributi previdenziali (esclusi INAIL) fino a 8.000 euro annui. La misura comporta una diversa durata all’esonero a seconda della tipologia contrattuale (12, 18 o 24 mesi per tempi determinati, trasformazioni o tempi indeterminati). Inoltre, l’esonero non sarà cumulabile con altre riduzioni contributive sulla medesima assunzione ma sarà compatibile con la maxi deduzione del costo del lavoro di cui alla riforma fiscale (D.lgs 216/2023). 

Priorità al part-time e incentivi alla conciliazione 

Dal 2026, lavoratrici e lavoratori con almeno 3 figli conviventi (fino ai 10 anni del più piccolo, o senza limiti in caso di figli disabili) avranno una priorità nella trasformazione del rapporto da full-time a part-time (o nella rimodulazione del part-time), purché la riduzione dell’orario sia di almeno 40 punti percentuali. 

In questi casi è previsto, per i datori di lavoro privati, un esonero contributivo fino a 3.000 euro annui per 24 mesi, a condizione di mantenere invariato il monte ore complessivo aziendale. 

Congedi: estensione dei limiti di età e più giorni per malattia dei figli 

Tra le misure di conciliazione, viene esteso: 

  • fino a 14 anni il limite d’età del figlio per fruire del congedo parentale (da 12 anni); 
  • fino a 14 anni anche il diritto al prolungamento del congedo parentale per figli con disabilità
  • per la malattia dei figli sopra i 3 anni, aumentano i giorni annui fruibili: da 5 a 10 giorni e l’età del figlio sale da 8 a 14 anni. 

Per un quadro completo e aggiornato di tutte le novità introdotte dalla nuova Legge di Bilancio – dalle misure in materia pensionistica e previdenziale fino agli interventi su lavoro e fisco – è possibile consultare la notizia ufficiale pubblicata sul sito del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Un punto di riferimento utile per orientarsi tra le disposizioni previste e comprenderne l’impatto concreto su cittadini e lavoratori.